lunedì 23 ottobre 2017 08:34:39
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Terrorismo, arrestato foreign fighter
Era pronto a combattere per Isis

25 gennaio 2016 Cronaca

eAlfano: “Orgoglioso delle Forze dell’ordine, le nuove norme sono efficaci”

I poliziotti della Digos della Questura di Cosenza, coordinati dal servizio centrale Antiterrorismo, all’alba hanno arrestato un marocchino di 25 anni, radicalizzato e residente a Luzzi (CS). L’uomo è indagato per i reati contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo con particolare riferimento alla fenomenologia dei cosiddetti “foreign fighters”.

“Le nuove norme antiterrorismo sono efficaci – ha dichiarato il ministro dell’Interno Angelino Alfano – e di questo sono molto orgoglioso perché premiano il lavoro delle Forze dell’Ordine e offrono nuovi strumenti ai magistrati, adeguati alle strategie che siamo chiamati a fronteggiare. Ed è quanto avvenuto oggi”.

Le indagini dei poliziotti della Digos di Cosenza e dell’Antiterrorismo della direzione centrale della polizia di Prevenzione, nei confronti del marocchino arrestato, sono iniziate a luglio del 2015. L’arrestato, il 10 luglio del 2015, aveva raggiunto la Turchia ma è stato fatto rientrare in Italia dopo che le autorità turche, d’intesa con gli uomini dell’Antiterrorismo  italiano, ne avevano evidenziato la pericolosità respingendolo per motivi di “sicurezza pubblica”.
Nel luglio dello scorso anno, i poliziotti della Digos di Cosenza hanno effettuato una perquisizione presso l’abitazione del cittadino marocchino che era stato bloccato presso l’aeroporto di Fiumicino in entrata dalla frontiera turca da dove era stato respinto per motivi di “sicurezza pubblica”. Al momento del controllo, oltre al passaporto marocchino con cui è stato identificato, era in possesso di un unico bagaglio a mano (zaino multitasche) contenente un pantalone di tipo militare con le tasche laterali, una camicia, biancheria intima, un tappeto da preghiera, un libro in lingua araba, una pubblicazione dei Fratelli Musulmani sui comportamenti che deve tenere un buon musulmano secondo il Corano, due telefoni cellulari e denaro contante per la somma di euro 800.
Nel corso della perquisizione il personale della Digos  ha appreso dai familiari che nella stessa serata avrebbe dovuto fare rientro a casa, elemento contrastante con la sua presenza nella stessa giornata a Istanbul da dove è stato respinto, motivo per il quale si legittimava la supposizione che lo straniero potesse essere partito alla volta della Siria con l’intenzione di combattere a fianco dei guerriglieri dell’Isis. Ritenendo probabile che l’uomo potesse reiterare il tentativo di recarsi in territori di jihad, sono stati attivati alcuni servizi tecnici e, contemporaneamente, sono state svolte alcune attività tipiche di polizia durate oltre sei mesi. Al termine degli accertamenti, si sono evidenziati una serie di indicatori che hanno evidenziato una “naturale” propensione dello straniero a sposare la causa dell’Isis: utilizzo di piattaforme di comunicazione diverse da quelle abituali (soprattutto whatsapp); l’accanito interesse per immagini, filmati e altri contenuti propagandistici riferiti all’organizzazione terroristica dello Stato islamico, linkati quotidianamente tramite diversi siti telematici d’area, i cui contenuti rimandano a forme di addestramento e combattimento tra soggetti incappucciati, tutti contrassegnati dall’inconfondibile “brand” dello Stato islamico; la volontà di raggiungere la Turchia e successivamente il progetto di trasferirsi in Belgio; l’estremo rigore nel seguire i dettami del Corano; alcuni accorgimenti tenuti durante la navigazione in internet per evitare di ricevere virus, per evitare di essere intercettati e come operare al fine di disattivarli.
I numerosi elementi raccolti, secondo gli investigatori, hanno costituito una solida base sulla quale integrare i diversi profili penali contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo, provvedimento emanato per affinare l’attività di contrasto al terrorismo internazionale con particolare riferimento alla fenomenologia dei cosiddetti foreign fighters.
Al termine delle attività d’indagine, la procura della Repubblica presso la direzione distrettuale Antimafia di Catanzaro ha proposto al competente gip l’adozione di misura di custodia cautelare per i reati contemplati dalla nuova legislazione antiterrorismo, con particolare riferimento alla fenomenologia dei cosiddetti foreign fighters che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti del marocchino, eseguita oggi.