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Terremoto, ad Amatrice funerali vittime
Sindaco: “Vogliamo restare qui”

30 agosto 2016 Cronaca, Omniparlamento, Politica

Sindaco Amatrice: “Vogliamo restare qui”

Giornata di lutto nazionale, con l’esposizione delle bandiere italiana ed europea a mezz’asta sugli edifici pubblici dell’intero territorio italiano, oggi, in concomitanza con le esequie delle vittime della provincia di Rieti decedute nel terremoto che ha colpito le Regioni del Centro Italia.

Sono iniziati con la lettura dei nomi di 231 vittime, seguita da un lungo applauso, i funerali solenni ad Amatrice per il terremoto che ha colpito l’Italia centrale. I feretri presenti alla cerimonia sono 28, poiché molti hanno già svolto funerali e sepoltura in forma privata.

La pioggia è tornata a venire giù e le migliaia di persone presenti cercano riparo sotto le tensostrutture. Molti quelli che partecipano alle esequie con in mano un palloncino bianco. Presenti tra gli altri il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

“Mi hanno spezzato con la sabbia i denti, mi ha steso nella polvere. Son rimasto lontano dalla pace, ho dimenticato il benessere. Il brano delle Lamentazioni descrive la distruzione di Gerusalemme, ma si presta bene ad evocare la devastazione di Amatrice e di Accumoli. Sembra di risentire i sopravvissuti: un rumore assordante, pietre che precipitano come pioggia, una marea asfissiante di polvere. Poi le urla. Quindi il buio. Il brano ispirato prosegue: ‘Buono è il Signore con chi spera in lui, con l’anima che lo cerca. E’ bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore’. Si intuisce che Dio non può essere utilizzato come il capro espiatorio. Al contrario, si invita a guardare in quell’unica direzione come possibile salvezza. In realtà, la domanda ‘Dov’ è Dio?’ non va posta dopo, ma va posta prima e comunque sempre per interpretare la vita e la morte”, ha detto il vescovo di Rieti Domenico Pompili nella sua omelia per i funerali ad Amatrice delle 231 vittime laziali del sisma. “Come pure, va evitato di accontentarsi di risposte patetiche e al limite della superstizione. Come quando si invoca il destino, la sfortuna, la coincidenza impressionante delle circostanze – prosegue – A dire il vero: il terremoto ha altrove la sua genesi! I terremoti esistono da quando esiste la terra e l’uomo non era neppure un agglomerato di cellule. I paesaggi che vediamo e che ci stupiscono per la loro bellezza sono dovuti alla sequenza dei terremoti. Le montagne si sono originate da questi eventi e racchiudono in loro l’elemento essenziale per la vita dell’uomo: l’acqua dolce. Senza terremoti non esisterebbero dunque le montagne e forse neppure l’uomo e le altre forme di vita. Il terremoto non uccide. Uccidono le opere dell’uomo!”.

E ancora: “’Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò… sono mite e umile di cuore’. Le parole del Maestro sono come un balsamo sulle ferite fisiche, psicologiche e spirituali di tantissimi. Troppi. Non basteranno giorni, ci vorranno anni. Sopra a tutto è richiesta una qualità di cui Gesù si fa interprete: la mitezza. Che è una ‘forza’ distante sia dalla muscolare ingenuità di chi promette tutto all’istante, sia dall’inerzia rassegnata di chi già si volge altrove. La mitezza dice, invece, di un coinvolgimento tenero e tenace, di un abbraccio forte e discreto, di un impegno a breve, medio e lungo periodo. Solo così la ricostruzione non sarà una ‘querelle politica’ o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi. Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta. Abitiamo una terra verde, terra di pastori. Dobbiamo inventarci una forma nuova di presenza che salvaguardi la forza amorevole e tenace del pastore. Come si ricava da un messaggio in forma poetica che mi è giunto oltre alle preghiere: ‘Di Geremia, il profeta, rimbomba la voce: Rachele piange i suoi figli e rifiuta di essere consolata, perché non sono più’. Non ti abbandoneremo uomo dell’Appennino: l’ombra della tua casa tornerà a giocare sulla natia terra. Dell’alba ancor ti stupirai”.

Parlando al termine della cerimonia, il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi ha detto: “Ora abbiamo due possibilità: farci sopraffare o reagire e dedicare il nostro tempo, affinché qui si possa ricostruire nel rispetto della memoria delle persone che hanno perso la vita”.  “Noi siamo pronti a fare la nostra parte – ha aggiunto rivolgendosi alle autorità presenti – questo è stato un grande paese: l’Italia è stata presente. Io sarò disposto a chiedere sacrifici a questa mia comunità, ma ora spero che l’Italia si mostri grande anche nella ricostruzione. Qui, in questa terra: perché è qui che la gente vuole stare”.

Alla conclusione della cerimonia, decine di palloncini bianchi, accompagnati da un lungo applauso, sono stati liberati in cielo mentre la pioggia ha smesso di cadere.

Nella località del reatino è arrivata oggi pomeriggio anche il sindaco di Roma Virginia Raggi. Il primo cittadino è arrivato stamattina in Campidoglio per una giornata di lavoro che avrà “varie riunioni, come sempre”, come spiegato dalla stessa Raggi entrando a palazzo Senatorio. Il sindaco ha confermato che oggi andrà poi ad Amatrice per il funerale delle vittime del sisma che ha colpito il centro Italia e ha anche parlato della raccolta fondi attivata dal comune di Roma per le zone terremotate: “Il contatore delle donazioni sul sito viene aggiornato ciclicamente, abbiamo voluto rendere tutto pubblico”.

In occasione della giornata di lutto nazionale, a cui ha aderito anche Roma Capitale, le bandiere del palazzo del Campidoglio sono a mezz’asta: sia quelle poste sopra l’edificio sia quelle poste di fronte all’ingresso di palazzo Senatorio.