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Sinagoga, Papa Francesco in visita a Tempio Maggiore
“Shoah più disumana delle barbarie, cresca vicinanza tra nostre comunità”

17 gennaio 2016 Cronaca

” Todà rabbà!'”. Così Papa Francesco, aprendo il suo discorso in occasione della sua visita alla Sinagoga di Roma.  Poco prima dell’arrivo del Pontefice l’area della Sinagoga e del Ghetto ebraico è stata completamente ‘blindata’ con presidi e controlli delle forze dell’ordine per gli ingressi e chiusure al traffico. Gremito il Tempio Maggiore, dove il Papa è stato accolto dal presidente della Comunità ebraica romana, Ruth Dureghello, dal presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei), Renzo Gattegna e dal presidente della Fondazione Museo della Shoah Mario Venezia. Quella odierna è la prima visita di Bergoglio e la terza di un pontefice, dopo quelle di Giovanni Paolo II nell’aprile del 1986 e di Benedetto XVI, esattamente 6 anni fa, il 17 gennaio 2010. “Il Concilio (Vaticano II, ndr), con la Dichiarazione Nostra aetate, ha tracciato la via: ‘sì’ alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo; ‘no’ ad ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano – ha detto Papa Francesco nella Sinagoga di Roma – Mi auguro che crescano sempre più la vicinanza, la reciproca conoscenza e la stima tra le nostre due comunità di fede.
Per questo è significativo che io sia venuto tra voi proprio oggi, 17 gennaio, quando la Conferenza Episcopale Italiana celebra la ‘Giornata del dialogo tra cattolici ed ebrei'”. Francesco ha anche ricordato i deportati ebrei durante la Shoah: “Sei milioni di persone, solo perché appartenenti al popolo ebraico, sono state vittime della più disumana barbarie, perpetrata in nome di un’ideologia che voleva sostituire l’uomo a Dio. Il 16 ottobre 1943, oltre mille uomini, donne e bambini della comunità ebraica di Roma furono deportati ad Auschwitz. Oggi desidero ricordarli con il cuore, in modo particolare: le loro sofferenze, le loro angosce, le loro lacrime non devono mai essere dimenticate. Il passato ci deve servire da lezione per il presente e per il futuro – ha aggiunto – La Shoah ci insegna che occorre sempre massima vigilanza, per poter intervenire tempestivamente in difesa della dignità umana e della pace. Vorrei esprimere la mia vicinanza ad ogni testimone della Shoah ancora vivente, e rivolgo il mio saluto particolare a coloro che sono oggi qui presenti”, parole salutate dai presenti, alzatisi in piedi, con applausi prolungati.