venerdì 22 settembre 2017 01:14:10
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Di corsa per non dimenticare la Shoah
Nei luoghi simbolo la “Run for Mem”

22 gennaio 2017 Cronaca, Politica

Una corsa attraverso i luoghi della Memoria per ricordare la Shoah e conoscere la strada verso il futuro. Dieci chilometri, per gli atleti, tre chilometri, per tutta la cittadinanza. Due diversi percorsi – a passo lento, a passo di marcia, a velocità più spedita – per esplorare e condividere il significato dei più importanti luoghi della Memoria romana. Dal Portico d’Ottavia a via Tasso, da via degli Zingari a San Bartolomeo all’Isola. Questa mattina, a Roma, si è svolta la prima edizione di “Run for Mem – Corsa per la Memoria verso il Futuro”, organizzata, in occasione del Giorno della Memoria, dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane con il sostegno di Maratona di Roma e Maccabi Italia e sotto l’egida della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
In ciascuna delle tappe, tutte significative per la memoria di Roma, i partecipanti hanno potuto leggere dei pannelli, compiere una determinata azione commemorativa, come accendere una candela, porgere un fiore, e conoscere il racconto del luogo attraversato. “Roma in questa settimana ha organizzato oltre 100 iniziative in tutta la città, insieme alla comunità ebraica, alle scuole, alle istituzioni culturali, all’associazione di esercenti cinematografici, perché è necessario vivere la memoria, renderla parte della vita quotidiana – ha detto il vicesindaco di Roma Luca Bergamo, intervenuto stamane alla partenza, da Largo 16 ottobre 1943 – È fondamentale essere consapevoli che viviamo in un periodo storico molto delicato in cui, come diceva anche il Papa, l’insorgenza di populismi è pericoloso – ha continuato Bergamo – la memoria della Shoah è difficile da tramandare perché le persone che l’hanno vissuta stanno scomparendo, tutti quanti siamo sempre meno abituati a leggere, siamo molto più attenti ai messaggi che ci arrivano per racconto. Quindi c’è una grande sfida, la sfida di capire come nel momento in cui scompare una generazione, che è quella che ha vissuto la Shoah sulla propria pelle, la memoria di questo incredibile evento sia tramandata. Questi momenti – ha concluso il vicesindaco – sono momenti in cui si cerca di capire come si riesce ad ottenere questo risultato, cioè non solo che non si perda la memoria di ciò che è stato ma che quello uno ricorda sia un germe per costruire un futuro dignitoso”. “È una celebrazione con un ritmo e un tono totalmente diversi da quelli usuali per affermare la vita, per affermare il fatto che anche nei campi di concentramento, anche durante la deportazione ci si aggrappava alla vita. E la vita è ricominciata dopo. E quando noi corriamo tutti i giorni, dobbiamo ricordarci che abbiamo attraversato un percorso storico e ce lo dobbiamo portare con noi verso il nostro futuro, e al tempo stesso, che quando si cade ci si alza e si ricomincia a correre”, ha spiegato il presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni. Ruth Dureghello, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, ha parlato di “luoghi dell’orrore e luoghi di salvezza, perché se non ci fosse stata salvezza non saremmo qua a correre, ma non possiamo dimenticare che tanti sono stati i tradimenti le denunce. Tanti italiani che hanno contribuito affinché gli ebrei venissero deportati o sterminati. Quello che è importante, oggi, è vedere tante persone rispondere con emozione ad una chiamata cittadina, a un impegno, a mettersi in gioco per un sentimento, essere coinvolti, non solo per ricordare, ma per assumere come parte di sé la memoria. Ovviamente le tappe imponevano di passare dinanzi ad alcuni luoghi particolarmente significativi per l’occupazione della città di Roma e per le deportazioni degli ebrei romani. Lo stesso Largo 16 Ottobre da cui siamo partiti fino a via Tasso, via degli Zingari, tanti luoghi di Roma che oggi sono ancora qua a testimoniare ciò che è stato. Perché, chi dice, chi nega che non c’è stato, che é stato meno violento di quello che si voglia rappresentare, non ha consapevolezza invece di quanto le orecchie di questa Città hanno udito o le finestre di questi palazzi hanno visto, ed è bene invece avere davanti agli occhi, che qui quello che é successo, é successo davvero”, ha concluso la Dureghello.
L’iniziativa nasce con una finalità profonda: celebrare la vita e la capacità che lo sport ha di andare oltre ogni distinzione di religione, di credo, di cultura e di genere per rivolgersi all’insieme della società. Lo sport quindi come veicolo ideale per la diffusione di valori positivi, come spiegato da Vittorio Pavoncello, presidente del Maccabi, che ha voluto ribadire che si tratta di “un evento nuovo per quanto riguarda le celebrazioni della Giornata delle Memoria. Lo sport è veicolo importantissimo nella società attuale. Abbiamo voluto fare una cosa sportiva che riguardasse tutta la cittadinanza, tutte le minoranze colpite dalla deportazione, perché il messaggio che vogliamo lanciare è proprio questo: la deportazione e la memoria riguarda tutti”. Numerose le adesioni nel mondo dello sport, delle istituzioni e dell’associazionismo. All’evento hanno preso parte anche due testimonial d’eccezione: Franca Fiacconi, vincitrice alla Maratona di New York nel 1998; e Shaul Ladany, sopravvissuto sia alla Shoah sia all’attentato palestinese ai Giochi Olimpici di Monaco ’72. Proprio Shaul Ladany ha dichiarato che “Io rappresento la Shoah e l’essere sopravvissuto, considerando che ci sono stati sui 6 milioni di morti e che ci sono poco sopravvissuti e molti di loro sono già morti o si trovano in uno stato in cui non riescono più a parlare o non vogliono parlare o non possono camminare. Io rappresento cosa è accaduto e questo può servire per ricordare alle persone cosa è successo. Questo – ha concluso – può essere di insegnamento per le giovani generazioni affinché si possa evitare il ripetersi di eventi del genere nel futuro”.