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REGIONE, IN COMMISSIONE ANTIMAFIA I CASI LATINA E OSTIA

18 aprile 2016 Politica

Si è riunita nella Sala Etruschi del consiglio regionale del Lazio la commissione sulle infiltrazioni mafiose e criminalità organizzata.
Rappresentanti delle associazioni locali hanno portato all’attenzione del presidente della commissione, Baldassarre Favara, i problemi generati dalla criminalità organizzata nei territori. Si è parlato anche di Latina dove uno dei principali drammi collegati alla criminalità è l’esistenza del sistema del caporalato nei terreni agricoli, un sistema che colpisce in particolare la comunità indiana Sikh.
"La nostra attenzione sul fenomeno del caporalato a Latina ha evidenziato che i braccianti indiani lavorano circa 12 ore al giorno e sono completamente isolati per quanto riguarda la conoscenza dei propri diritti – ha spiegato Simone Andreotti di In-migrazione – in alcuni casi le persone hanno sborsato circa 2000 euro per avere una carta d’identità e in molti casi viene favorita l’assunzione di sostanze dopanti affinché i braccianti reggano l’eccessivo peso del lavoro. Anche a Latina, seppur molto meno che in altre zone d’Italia, abbiamo raccolto denunce dalle donne, che lavorano nei campi, di abusi e violenze a opera dei caporali. Recentemente un bracciante indiano si è impiccato in una serra, stremato dalle condizioni di lavoro. A seguito di questo evento funesto gran parte della comunità sikh ha trovato il coraggio di cominciare ad organizzarsi e proprio oggi siamo reduci da una manifestazione in piazza a Latina che ha visto la partecipazione di 3000 braccianti. Queste persone non conoscono i loro diritti e non capiscono la lingua, i caporali diventano l’unico punto di riferimento per queste persone, che arrivano quindi a credere che il pagamento di 2/3 euro l’ora sia quello normalmente offerto in Italia".
A proposito di questo Baldassarre Favara, presidente della commissione ha detto: "Bisogna certamente sollecitare l’intervento delle forze dell’ordine affianco ai controlli degli ispettori del lavoro: ciò offrirebbe un’azione maggiormente repressiva del fenomeno del caporalato"; mentre la vicepresidente Marta Bonafoni ha tenuto a vigilare sui finanziamenti pubblici alle aziende agricole: "Come Regione ci apprestiamo a destinare importanti risorse all’agricoltura. Per questo dobbiamo essere due volte attenti nel destinare i fondi perché rischiamo di finanziare non soltanto le aziende virtuose".
E proprio il tema del controllo antimafia sulle aziende e associazioni beneficiarie di finanziamenti pubblici è stato al centro del dibattito riguardante Ostia e il X Municipio di Roma."Ad Ostia ci sono associazioni che sono state escluse dai bandi pubblici in altri territori e poi, presentatesi ad Ostia, hanno vinto l’appalto", ha denunciato Stefania Galimberti dell’associazione Città del Sole.
"La nostra commissione non ha i poteri di quella nazionale, ma certamente possiamo proporre normative a livello regionale – ha detto il presidente di commissione Favara – e poi possiamo diffondere, segnalare e condividere la notizia di queste associazioni che non sono state ammesse a determinati bandi in un municipio e poi nell’altro hanno vinto l’appalto: ecco mi sembra un’informazione da distribuire a chi di dovere".
Ma rispetto al territorio di Ostia, l’impatto della criminalità organizzata è fortemente sentito anche nel sistema d’assegnazione degli alloggi popolari. "Ci sono stabili che vengono occupati, con la tolleranza degli stessi proprietari, da parte degli adepti del clan spada e vengono poi distribuiti alla popolazione, dietro versamento di una quota diciamo ‘simbolica’ – ha spiegato Agostino Biondo dell’associazione Città del sole – in questo modo il clan opera un controllo sistematico sul territorio, che poi genera anche forme di racket e usura differenti da quelle già note: ad esempio è emerso un sistema di collegamento con gli istituti bancari, per cui il cittadino che va a richiedere il finanziamento in banca riceve un rifiuto. Successivamente il soggetto bancario indirizza verso i soggetti criminali il richiedente, generando così un circuito d’usura. La maggior parte degli edifici interessati dal fenomeno sono strutture dell’edilizia pubblica, lasciate da coloro che erano un tempo assegnatari e in cui c’è stato un subentro da parte di terzi che versano la pigione direttamente all’intermediario".