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Rebibbia, finita la fuga degli evasi
Uno s’è consegnato, catturato l’altro

18 febbraio 2016 Cronaca

È terminata la fuga dei due detenuti romeni fuggiti il giorno di San Valentino dal nuovo carcere di Rebibbia. Il primo, Catalin Ciobanu, si è costituito presso la stazione carabinieri Tivoli Terme e, riferisce il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe, è stato prontamente accompagnato dal personale dell’Arma presso il pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Tivoli per una frattura della costola ed escoriazioni alla mano sinistra, traumi provocati durante l’evasione. Ciobanu è stato rinchiuso presso la Casa Circondariale Regina Coeli di Roma, presso la sezione 7^ destinata ai detenuti nuovi arrivati. Nei confronti dello stesso è stato disposta l’applicazione di una attenta vigilanza per motivi precauzionali. Secondo quanto riferisce il Sappe, Ciobanu, sentendosi braccato, avrebbe trascorso 3 giorni senza bere e mangiare, nascosto in una struttura abbandonata di fronte al carcere di Rebibbia. Solo ieri avrebbe presso un autobus di linea e raggiunto un amico presso un campo Rom di Tivoli, dove non trovando solidarietà e inseguito dalle forze dell’ordine ha deciso di costituirsi.
I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno invece rintracciato e fermato, questa mattina all’alba, Mihai Florin Diaconescu, il secondo evaso. L’uomo è stato preso mentre era a bordo di un furgone, in zona Tivoli Terme. Dopo un breve tentativo di fuga a piedi, per lui sono scattate le manette.
“Ai colleghi va la nostra vicinanza e solidarietà”, dichiarano il segretario generale Donato Capece e il segretario provinciale di Roma Giovanni Passaro del Sappe, che rinnova al Ministro della Giustizia Orlando e ai vertici dell’Amministrazione centrale la richiesta “di incrementare l’organico delle donne e degli uomini della Polizia Penitenziaria che quotidianamente devono assicurare la sicurezza del Paese, al fine di rafforzare la sicurezza delle carceri. Cosa si aspetta ad assumere nuovi agenti per garantire almeno il livello minimo di sicurezza?”.
Secondo il Sappe, “la custodia del detenuto presso il carcere di Regina Coeli è poco sicura in considerazione della grave carenza di organico che affligge la struttura capitolina”.