domenica 20 agosto 2017 11:38:07
omniroma

L’ombra della scissione sull’Assemblea Pd
Renzi si dimette, parte l’iter congressuale

19 febbraio 2017 Omniparlamento, Politica

È durata solo fino alle note dell’Inno di Mameli, la serenità all’interno dell’Assemblea Nazionale del Pd, apertasi all’hotel Parco dei Principi di Roma con l’annuncio da parte del presidente Matteo Orfini dell’arrivo “delle dimissioni formali del segretario” e che dunque “per statuto si prevede la convocazione del Congresso”. Dimissioni confermate e ribadite anche dall’ormai ex segretario che dal palco ha rivolto qualche frecciata agli esponenti della minoranza: “Ora dico, senza distinzioni: fermiamoci. Fuori da qui ci stanno prendendo per matti”. Questo prima di ribadire ancora una volta di aver “cercato tutti i giorni di accogliere le proposte del gli altri per andare avanti insieme” perché “soffro nel sentire la parola scissione” che è “una delle più brutte del dizionario politico ma peggio – ha incalzato – c’è solo la parola ricatto: non è accettabile che si blocchi un partito sulla base dei diktat della minoranza”.

“Penso che quando si definisce il Congresso il luogo della conta e non della democrazia si nega un principio costitutivo del Pd”, ha detto Renzi. Anche perché “se c’è qualcosa su cui non andiamo d’accordo noi non cacciamo nessuno, noi invitiamo a restare perché questa è la casa di tutti” ma “la condizione e che ci si mette d’accordo non con la logica dei veti ma secondo quella per cui il potere appartiene ai cittadini che votano alle primarie, non hai caminetti e alle correnti che si fanno a Roma”.

“Il Partito democratico è più forte dei destini personali dei leader, comunque si chiamino”. Ne è convinto l’ex segretario del Pd, Matteo Renzi, che nel corso della sua relazione in apertura dell’Assemblea Nazionale del Pd è tornato a parlare del concetto di sinistra e leadership, rivolgendosi anche agli esponenti della minoranza dem. “Io non accetto che qualcuno pensi di avere il copyright della parola sinistra. Anche se non canto bandiera rossa, ed anche se non parlo di rivoluzione socialista, penso che il Pd abbia un futuro che è diverso da quello che altri immaginano”, ha incalzato l’ex segretario, convinto che “come comunità il Pd ha un passato, un presente e un futuro”. Quanto alla questione della leadership, Renzi ha spiegato di “aver pensato molto che per sistemare questa assurda situazione poteva valere la pena fare un passo indietro” ma “accettare oggi che si possa dire di no a una candidatura, accettare che possa essere eliminata una persona, sarebbe un ritorno al passato. Noi stiamo insieme per confrontarci”. Dunque, ha chiarito rivolgendosi idealmente alla minoranza “non potete immaginare di chiedere a chi si dimette per fare il congresso di non candidarsi per evitare la scissione. Non e’ una regola del gioco democratico”.