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MODA, L’ECLETTISMO DI VERSACE NEI GIOIELLI DI MARINA CORAZZIARI

28 gennaio 2017 Cronaca

Prendi una designer di gioielli che si muove tra la solare creatività del Sud e l’eclettica ingegnosità del Nord Italia, un’arredatrice d’interni che spazia tra bellezza e funzionalità, un tocco di neoclassico splendore e un accenno di Caravaggio in chiave moderna. Metti il tutto dentro la storica cornice di Villa Brasini, nota a Roma come il castellaccio per lo stile fortemente eclettico, e si apriranno le porte del mondo di ‘Marina Corazziari & Friends’. E’ una realtà eclettica, fatta di gioielli “ma non chiamateli gioielli” dice Marina, scenografa e designer ideatrice e curatrice dell’evento. Perché sì, sono gioielli nella misura in cui li si può indossare, ma “in una realtà in cui siamo invasi da bigiotteria e gioiellini di tutti i tipi, questa è una proposta per chi cerca un pezzo unico, al di sopra della media e che fa dell’alta moda, della qualità e dell’eccellenza che contraddistingue il Made in Italy un vero punto di forza” continua Marina Corazziari. Veri e propri pezzi unici, sculture da indossare, in uno stile eclettico mediterraneo che fonde il neoetnico con il liberty, il barocco con il postindustriale. Camminando attraverso l’esposizione a Villa Brasini, si passa dai bagliori d’oriente a un design occidentale in stile Pop. I materiali più diversi (oro, coralli vivacissimi, perle dalle svariate gradazioni) si incontrano e si fondono attraverso l’abile maestria di Marina che ha realizzato, esclusivamente a mano, complete parure ed emblematiche ‘Teste di Medusa’ rivisitate con luminosi e iridescenti cristalli di rocca, stelle, conchiglie e antichi cammei, catene e maglie modulari. Monili che raccontano uno spirito post industriale in cui il minimalismo è assolutamente bandito, mentre c’è spazio per il colore, l’opulenza barocca, il simbolismo bizantino seppur sempre con un tocco di antica allure grazie alla presenza del metallo, non protagonista ma certamente filo conduttore. “Oggi c’è bisogno e voglia di colore, energia, positività – dice Marina – Il colore è alla base di ciò che è creativo e positivo e in una realtà purtroppo segnata da tanti orrori e brutture c’è bisogno di bellezza, per estraniarsi un po’ dalla realtà e tornare con una rinnovata energia ad affrontarla meglio”. Per questo non sono soltanto belli, ma soprattutto colorati e maestosi i gioielli dell’ultima collezione dell’artista. Tra monili adatti a una regina d’altri tempi, ma in un’atmosfera calda e familiare la collezione, presentata oggi ha trasformato Villa Brasini in una terra d’incontro tra artisti perché “Marina ha voluto qui mettere insieme i familiari e gli amici più cari” – racconta Guido Corazziari, architetto e fratello della designer e che all’esposizione ha partecipato mettendo in mostra la sua ‘Testa di Medusa’, una rivisitazione digitale della celebre opera di Caravaggio esposta agli Uffizi di Firenze. Opera che “è metafora eterna del fascino pericoloso della bellezza e del suo opposto – continua Guido – il quadro rappresenta una versione acquatica della Medusa caravaggesca, che torna ad essere quell’animale affascinante e allo stesso tempo pericoloso, che naviga negli abissi del mare, simbolo di una bellezza che può ferire se ci si avvicina troppo”.
Fil rouge della mostra è però senz’altro l’eclettismo del maestro di moda Gianni Versace. “Il pezzo a cui sono più legata è una testa di Polena che ha ispirato la collezione dedicata allo stile eclettico di Gianni Versace – ha raccontato Marina Corazzieri – Ho riunito per questo altri artisti eclettici, in una villa eclettica dal punto di vista architettonico e scenografico, per dimostrare che, pur mantenendo la loro specificità, elementi anche molto diversi tra di loro, messi insieme stanno benissimo se il filo conduttore è la bellezza, che è alla base della vita, della voglia di continuare a sperare”. L’esposizione dei gioielli, accompagnati dalla musica del sound designer Francesco Gagliardi, è stata accolta tra elementi d’arredo realizzati dalla interior designer Gianna Tedeschini che hanno completato i tableaux vivantes. “Gli spazi, chi li abita, quello che bisogna mantenere e quello che bisogna cambiare. Tutto nasce da un solo principio: il rispetto – racconta Gianna Tedeschini – con il rispetto delle persone, delle loro case, dei loro desideri si valorizzano i luoghi. Con Marina c’è stata subito un’intesa, entrambe cerchiamo un rimando ai colori, alla versatilità degli oggetti, alla capacità di ambientarsi, di essere contemporaneamente eleganti e non”.
Eppure elegantissimi, sono gli abiti indossati dalle modelle che hanno animato l’esposizione grazie agli scatti dei fotografi Francesco Caroli e Fabio Baldassarre, facendo rivivere lo splendore delle sfilate dello stilista Versace indossando abiti cult degli anni ’90, appartenenti alla collezione privata unica di Tony Caravano, curata da Sabina Albano e che in occasione del ventennale della scomparsa dello stilista saranno esposti a Berlino. Ma nel rispetto dell’eclettismo dell’evento, c’è spazio anche per i giovani. Diversi abiti, realizzati da giovani stilisti che si sono ispirati a Versace, hanno dato un tocco di modernità in più all’evento. Tra questi “proprio all’ingresso, ad accogliere i visitatori, un abito della giovane designer emiliana Fabiana Capellini che si ispira alle trame neoclassiche con colori quali il bianco, l’azzurro e il blu che si abbinano al quadro ‘Testa di Medusa’ di Guido Corazzieri, ma ci sono anche le opere particolari dello stilista di Versace Ilian Rachov che ha messo a disposizione sia opere in stile neoclassico, sia i famosi foulard disegnati per Versace”, conclude Marina Corazzieri. E proprio la Medusa, simbolo dell’eterna bellezza che può ferire, è emblema dell’evento il cui fil rouge è lo stile di Gianni Versace. Infatti “in azienda, in uno dei periodi in cui collaboravo come freelance artist con la maison Versace, a un certo punto volevano togliere la medusa dal logo di Versace, e ridurlo a una semplice e minimale sigla. Io che ho sempre puntato per restituire a Versace lo stile barocco e l’antico splendore dell’oro, ispirandomi all’immagine di un bastone pastorale, a cui ho unito la Medusa e la sigla, ho creato una nuova immagine, divenuta nota sui foulard che ho realizzato”, racconta Ilian Rachov. Quindi foulard, quadri, abiti, gioielli: un’infinita scelta, ma una sola parola d’ordine. La bellezza. Quella della Medusa, che affascina ma può ferire.