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“Misericordia per chi fugge”
L’appello di Mons. Perego

11 dicembre 2015 Cronaca, focus

“La misericordia verso chi fugge da fame e guerre è uno dei punti centrali di questo Giubileo”. A parlare è monsignor Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della CEI, che qualche giorno fa ha parlato di 700 bimbi morti nelle traversate del Mediterraneo. Perego è intervenuto ieri sera a un convegno organizzato dall’Ucsi, l’Unione dei giornalisti cattolici, proprio sulle migrazioni e il loro rapporto con l’Anno della Misericordia. Perego, per tutti coloro che lasciano i loro paesi perché vittime di persecuzioni, auspica siano attivati “tutti i meccanismi di protezione internazionale”. La Chiesa che cosa fa? “La Chiesa si è resa disponibile con le prefetture. Su 100 mila persone accolte in Italia, 25 mila sono in strutture ecclesiastiche, in Lombardia 1 su due” mette in libertà Perego che in qualche modo risponde anche alle critiche di quelle forze politiche che vorrebbero un maggiore intervento da parte dei vescovi.
“Pace e lavoro sono i termini che muovono le migrazioni, e c’è una crisi delle migrazioni” dice il direttore della Fondazione, che mette in luce come negli ultimi anni gli arrivi in Italia, quelli che potremmo chiamare per motivi economici, si sono fermati. In sostanza lo scorso anno il saldo attivo è stato solo di 3 mila unità. Monsignor Perego fa notare come in Italia manchi manodopera qualificata soprattutto nel settore della cura delle persone, ne consegue che servono “100 mila badanti. Se si ferma l’immigrazione, l’ economia rischia di franare”.
Dunque il Giubileo ci deve far riscoprire il valore dell’accoglienza, e questo perché “a tanti fanno paura i poveri e non i ricchi. E di ricchi ne arrivano tanti anche dai paesi arabi”. Il sistema di accoglienza italiano però ha ancora delle falle. “Nel 2013 – dice Perego – non eravamo pronti col sistema di asilo; lo Spra, il sistema messo a punto dai comuni, era sottodimensionato. Ed anche l’Europa non era pronta”. E in due anni sono stati fatti passi in avanti, ma non a sufficienza.
(Fonte Radiocolonna.it)