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MEMORIA, INAUGURATA IN VIA PO PIETRA INCIAMPO IN RICORDO ARRIGO TEDESCHI

11 gennaio 2016 Cronaca

Una pietra d'inciampo è stata posizionata in via Po 42, in ricordo di Arrigo Tedeschi, deportato nel campo di sterminio di Auschwitz e morto durante la Shoah. A posarla l'artista tedesco Gunter Denmig, ideatore di questa iniziativa – arrivata alla settima edizione a Roma – che prevede l'installazione di un sampietrino con la superficie in ottone su cui vengono incisi nome e cognome del/lla deportato/a, età, data e luogo di deportazione e, quando nota, data di morte, in ricordo delle vittime della “barbarie nazifascista”, davanti alle loro abitazioni. Oggi Gunter Demnig posizionerà 11 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in tutta Roma in memoria di deportati razziali e politici. E’ la settima edizione di “Memorie d’inciampo” che ha visto installare, dal 2010, 226 pietre d’inciampo.
L'installazione di questa pietra è stata voluta da Annamaria Scarda, nuora di Arrigo Tedeschi: “Non ho conosciuto Arrigo ma sono contenta di poterlo ricordare. Ho fatto questa richiesta perché pensavo fosse il caso di farlo”. La donna ha poi raccontato della deportazione del suocero: “Quando l'hanno deportato si è trovato in un vagone del treno a passare da Ferrara, la sua città d'origine, e appena si sono allontanate le sentinelle ha lasciato un biglietto per dire che andavano verso la Germania e che stava bene. Il biglietto è stato preso da un ferroviere e consegnato alla croce rossa”.
Alla cerimonia era presente il presidente del municipio II, Giuseppe Gerace, che ha spiegato come con questa iniziativa “si vuole riportare simbolicamente a casa una persona che ha sofferto la deportazione”.
Secondo Adachiara Zevi, curatrice dell'evento per l'associazione 'Arte in memoria', quella che si sta creando è una “mappa europea della memoria, per cui finora sono state poste 56mila pietre”. La Zevi ha aggiunto: “Questo è un monumento che non è un pezzo unico ma diffuso. Questa mappa della memoria fa sì che ogni stato e ogni città abbia lo stesso monumento, ma ognuno è diverso perché racconta una storia diversa”.