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MAFIE, RELAZIONE DNA:DOPO BANDA MAGLIANA NESSUN GRUPPO EGEMONE A ROMA

2 marzo 2016 Omniparlamento

“Nel Lazio, e soprattutto a Roma, le organizzazioni mafiose non operano secondo le metodologie criminali che connotano le loro manifestazioni nei territori d’origine, dove il linguaggio delinquenziale ed il messaggio criminale passano necessariamente attraverso minacce, intimidazioni, richieste estorsive e atti di aggressione fisica”. E' quanto affermato nella relazione annuale della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, in merito alle modalità con cui le mafie tradizionali operano sul territorio laziale e della capitale. Attestata “l'operatività di soggetti o gruppi che rappresentano le dirette proiezioni” sul territorio della regione “di tutte le organizzazioni mafiose tradizionali”, nel Lazio “deve darsi conto della presenza di altre realtà criminali che pure si qualificano mafiose. In questo caso, “si tratta di sodalizi caratterizzati dall'allentamento dei legami con la consorteria di origine, al punto da avere acquisito una sostanziale autonomia dalla cosiddetta 'casa madre', che hanno dato luogo ad associazioni autonome. Inoltre, come ormai noto, si legge ancora tra le pagine della relazione, sono presenti nel Lazio “sodalizi mafiosi autoctoni”.
La “migrazione degli interessi delle mafie verso Roma” – si sottolinea nel testo – è anche favorita dalla tipologia criminale del Lazio dove, dopo la “banda della Magliana”, nessuna aggregazione criminale ha mai assunto un atteggiamento egemone sulle altre, e dove la criminalità comune non appare fortemente radicata e strutturata. Infatti la malavita romana è tradizionalmente impegnata nelle attività di usura, gioco d’azzardo e commercio di stupefacenti, e non ha mai manifestato una specifica inclinazione alle attività di reinvestimento. Ciò comporta che le mafie non hanno alcuna necessità di contenderle i comparti economico-imprenditoriali. A Roma dunque, le organizzazioni mafiose tradizionali (soprattutto ‘ndrangheta e camorra) acquisiscono – tramite i loro “rappresentanti” – immobili, società ed esercizi commerciali nei quali impiegano ingenti risorse economiche provenienti da delitti, dotandosi così di fonti di reddito importanti e apparentemente lecite”.