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Minniti alla Grande Moschea di Roma
“Integrazione vuol dire anche sicurezza”

16 febbraio 2018 Cronaca, Omniparlamento

“Il presupposto fondamentale del dialogo interreligioso è che non è consentito a nessuno dire che si può uccidere in nome di Dio”. Così il ministro dell’Interno Marco Minniti, ospite alla Grande Mosche di Roma per il convegno ‘Musulmani italiani, insieme per una società coesa’. “Sono convinto che in questo contesto, nel rapporto fra mussulmani ed Europa, l’Italia possa svolgere un ruolo molto importante. Anche perché – ha aggiunto – noi abbiamo un’immigrazione più recente rispetto ad altri Paesi e non mediata da precedenti rapporti coloniali”.

“L’integrazione è la parola chiave per il futuro, nel senso che il Paese che sa meglio integrare è quello che può meglio costruire una politica di sicurezza”. Ha affermato il ministro  Minniti. “Il modello di integrazione – ha aggiunto – deve tenere conto dei modelli europei senza però farne proprio uno, perché sono convinto che in Italia si può pensare di creare un modello originale. Dobbiamo prendere questa sfida in mano”.

Il patto per Islam è un punto di riferimento. Un messaggio che lanciamo anche agli altri Paesi europei, che hanno già mostrato un grande interesse”. Ha detto ancora Minniti. Secondo il ministro “se il patto si rafforzerà con la crescita di un’identità di un Islam italiano, ovvero un unico interlocutore, potrà essere veicolo di un’intesa istituzionale”

“La paura rischia di segnare il nostro percorso per costruire modello di vicinanza e convivenza che tenga conto del fatto che tutti i cittadini sono uguali, con gli stessi diritti e doveri a prescindere dalla provenienza o dalla religione”. Lo ha affermato il presidente del Centro Islamico Culturale d’Italia, Khaled Chaouki, nel suo intervento in occasione del convegno ‘Musulmani italiani, insieme per una società coesa’. Il presidente ha voluto ricordare che “in questi anni abbiamo lottato e combattuto per fare in modo che si facesse una distinzione fra la criminalità, la violenza, l’odio e l’Islam” ma nonostante questo “i Mussulmani italiani sono stanchi di essere confusi con quanto si legge sui giornali” quando invece “dobbiamo essere orgogliosi di questo patrimonio di dialogo e integrazione sul territorio. I mussulmani d’Italia possono ambire a diventare un modello ed un ponte di dialogo con tutto l’Islam”. Inoltre “c’è la disponibilità di rafforzare il patto sottoscritto con il ministro per dire ‘noi ci siamo’, e per tradurre in pratica quegli impegni scritti nel patto stesso”.