martedì 12 dicembre 2017 07:40:35
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Patrizio Mercuri, il maestro della cenere in mostra dal 29 luglio

“Il pittore? Lascialo fare a Picasso”. Se avesse seguito questo consiglio paterno il maestro Patrizio Mercuri avrebbe probabilmente fatto il plenipotenziario della Santa Sede come lo vedeva il genitore. Invece, nella sua testa, la risposta è sempre stata la stessa: “Plenipotenziario? Uno come me? Io voglio fare il pittore”. E così è stato, senza rimpianti, anche a costo di essere rimandato al liceo Classico perché durante le lezioni era più interessante disegnare fumetti che seguire gli insegnati: “Due volte è stato bocciato” ricorda la moglie Olga ‘abbuonando’ un anno al marito che però prontamente la corregge da marsicano che non fa sconti a nessuno, nemmeno a se stesso: “Sono state tre prima di passare all’Accademia. Volevo iscrivermi al corso di pittura ma proprio quel giorno incontrai Burri che mi disse: ‘non lo fare, ti rovineranno’. E così scelsi ‘Scuola libera del nudo’”. Qui, grazie al maestro e scultore informale, Mannucci, la svolta della carriera davanti ai quadri di Pollock.
“Fu una rivelazione” ricorda oggi il maestro che da quel momento e per molti anni si dedicò agli studi, appunto, sulla pittura informale. Un percorso interrotto dalla volontà di fare un cammino accanto alla comunità di Lanza del Vasto. Scelta che lo portò anche a dire ‘no’ al grande critico Argan: “Mi presentai con una decina di lavori astratti e lui rimase interessato consigliandomi di ‘girare’ e per questo mi offrì una borsa di studio. La rifiutai senza pensarci perché dovevo sposarmi e avevo in mente un programma con questa comunità”. Ed è proprio il rapporto con la religione uno dei fili conduttori di tutta la carriera del maestro, anche negli anni 2000 quando avviene il ritorno all’arte informale. Ma su questo rapporto, forse qualche rimpianto c’è: “Mi ha pesato perché i grandi maestri dell’avanguardia mi hanno impedito un rapporto ibero di preghiera con la religione. Perché bisogna ‘rompere’, ‘rompere’, ma quando uno rompe fa un casino incredibile. Tutti i critici – ricorda oggi – dicevano che noi giovani dovevamo ‘rompere’, rompere’, alla fine mi hanno rotto talmente tanto che ne sono rimasto disgustato”. Però la passione per il ‘gesto’, “che è liberatorio”, non è mai morta. Anzi, è risorta dalle cenere, che diventa uno strumento di lavoro. Grazie ad un grande camino di un amico, e l’interesse del giovane nipote e dei suoi amici, inizia così il periodo delle ‘ceneri’, opere realizzate di getto con un materiale ‘rozzo’: “Quando faccio il fuoco sono disordinato e così la cenere si contamina, è meno pura”. Un’imperfezione che dà vita ad opere che colpiscono per le infinite tonalità assunte da questo materiale così difficile da lavorare ma allo stesso tempo così affascinante. Affascinante come osservare il maestro nel suo studio romano alle prese con barattoli, setacci, colle varie da cui prendono vita le sue opere.”La cenere riporta alla liturgia religiosa, alla morte, ma è anche vita. Per questo ho deificato un ciclo di opere alla ‘brace sotto la cenere, una sorta di ritorno alla luce, alla vita”. Da sempre amate dai collezionisti romani ed esposte in tutta Italia, le opere del maestro Mercuri saranno in mostra nel comune di Tagliacozzo dal prossimo 29 luglio.