venerdì 22 settembre 2017 20:54:53
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Palatino, arte contemporanea in mezzo alle rovine romane

Non più solo un luogo di splendida contemplazione ma uno spazio animato dal dinamismo, da una nuova energia che viene data al passato in una sorta, appunto, di continuo dinamismo. L’arte contemporanea si ‘appropria’ del Palatino con una mostra pensata per questi luoghi, fra i più suggestivi di Roma. E così può capitare di passeggiare per le spettacolari Arcate Severiane e trovarsi disorientati dall’immenso vaso di Allan McCollum, inserito in un contesto unico che lo trasforma da “falsa archeologia” a reperto; oppure di rimanere pietrificati accedendo allo Stadio del Palatino dove hanno trovato posto, e che posto, le tre grandi installazioni della mostra: il ‘Luogo di preghiera multiconfessionale e laico’ di Michelangelo Pistoletto, alleggerito nelle pareti esterne per questa esposizione; il ‘tempio’ di Luca Vitone dedicato a ‘Gli occhi di Sagantini’; ed After Love di Vedovamazzei, che riprende la casetta sbilenca di Buster Keaton nel fil ‘One week’ del 1920. “Tre grandi archeologie” come le ha definite il curatore Alberto Fiz che insieme al Sovrintendente Francesco Prosperetti ha ideato la rassegna. Rassegna che fin dall’inizio del percorso espositivo mostra la volontà di desacralizzare questo spazio usando opere legate al quotidiano. Per questo non stupisce che fra le prime installazioni in cui ci si imbatte ci sono ‘Sei ombrelloni’ di Mario Airò: “Cosa c’è di più quotidiano e familiare della spiaggia. Qui abbiamo ricreato una piccola ostia sul Palatino”, scherza il curatore Fiz.  Fra le 100 opere esposte, ben 7 sono state realizzate appositamente per questa rassegna da artisti come Mario Staccioli, Remo Salvadori ed Ugo La Pietra. Ed è forse l’installazione del maestro abruzzese quella che più di tutte vuole avere un legame con l’attualità della città di Roma. Intorno ad una Lupa ormai smunta, non più in grado di allattare Romolo e Remo, trovano posto i volti in ceramica di una serie di notabili indefiniti, più simili a maiali che ad esseri umani, che hanno ridotto alla miseria proprio la Lupa Capitolina. Un modo per risvegliare l’orgoglio dell’antico splendore attraverso il confronto con la ‘nobiltà’ degli spazi del Palatino ed appunto la miseria della città che gli sta intorno. Ma ‘Nuovo Tempio Capitolino’, vuole allo stesso tempo essere un auspicio di una pronta rinascita, simboleggiata in questo caso dai nastri da cantiere posizionati ovunque dall’artista.  In mostra anche, incredibile a dirsi, lo zerbino di casa del collezionista Tullio Leggeri, che oltre ha prestare le opere per la rassegna dal suo Museo Alt, è stato il vero motore di ‘Arte Contemporanea al Palatino”. Un particolare: lo zerbino in questione altro non è che una lastra a specchio realizzata appositamente per quella funzione da Maurizio Cattelan dopo una visita nell’abitazione di Leggeri. Camminarci sopra è d’obbligo.