venerdì 22 settembre 2017 20:59:00
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Maxxi, due mostre per celebrare genio Zaha Hadid e Yona Friedman

Spazio alla grande architettura al Maxxi di Roma che con due mostre vuole celebrare due degli architetti più influenti e visionari del nostro tempo: Zaha Hadid, che del Museo delle Arti del XXI secolo è stata ideatrice, e Yona Friedman architetto dal linguaggio universale come pochi altri. Ad un anno dalla scomparsa, il Maxi ha così deciso di rendere omaggio alla prima donna vincitrice del prestigioso Pritzker Prize con la rassegna, visitabile fino a gennaio, ‘L’Italia di Zaha Hadid’ a cura di Margherita Guccione, Direttore MAXXI Architettura, e Woody Yao, Direttore Zaha Hadid Design. ‘L’Italia di Zaha Hadid’, organizzata in collaborazione con Zaha Hadid Design, Zaha Hadid Architects e la Fondazione Zaha Hadid, main partner Eni, intende evidenziare l’intenso e duraturo rapporto dell’architetto con il nostro paese, a partire dagli edifici che qui ha realizzato per estendersi al design e al made in Italy. Per la direttrice Giovanna Melandri, che questa mattina ha presentato le due rassegne, si tratta di un “tributo alla sua opera e al suo stile, un racconto del segno che ha lasciato in Italia, nell’architettura e nel design. Ed è il modo più autentico che il MAXXI, la ‘sua’ creatura, ha voluto scegliere per ricordare un’amica e donna straordinaria, un genio eclettico che ci manca moltissimo e con la quale sottilmente dialoghiamo tutti i giorni assieme agli artisti, i curatori, i visitatori”.
Dirompente e creativo, eccome, lo è anche Yona Friedman, architetto di Budapest il cui linguaggio universale, applicato in contesti diversi, può rispondere alle esigenze ecologiche, sociali e di sostenibilità della società contemporanee. Attraverso bozzetti, modelli e animazioni, racconta lo sviluppo della famosa teoria di Friedman dell’ Architettura Mobile, teorizzata alla fine degli anni Cinquanta, che si interroga sulla natura dell’architettura e sull’identità di chi ne usufruisce da un punto di vista sociologico, psicologico e costruttivo. E’ stata invece la direttrice Giovanna Melandri ha ricordare “la vocazione alla profezia” di Friedman, “che ha inciso profondamente nella cultura del Novecento e si proietta ancora come una voce libera, inconfondibile, nel nostro futuro così incerto. La forza delle sue idee e delle sue opere attraversa due secoli grazie al fatto che sa anticipare bisogni ed indicare frontiere alle forme della convivenza civile e della condizione umana”. La mostra, Organizzata da Power Station of Art, Shanghai, dove è stata presentata nel 2015, arriva al MAXXI in una nuova veste, pensata appositamente insieme all’architetto e che sarà visibile fino al 29 ottobre.