domenica 30 aprile 2017 01:12:49
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Giubileo, Papa Francesco chiude Porta Santa a San Pietro

“Riconoscenti per i doni di grazia ricevuti e incoraggiati a testimoniare, nelle parole e nelle opere, la tenerezza del tuo amore misericordioso, chiudiamo la Porta Santa: lo Spirito Santificatore rinnovi la nostra speranza in Cristo Salvatore, porta sempre aperta a chi ti cerca con cuore sincero, unica porta che introduce nel regno che viene”. Con queste parole Papa Francesco ha chiuso la Porta Santa della Basilica di San Pietro e posto termine al Giubileo straordinario della Misericordia, iniziato esattamente un anno fa. Dopo aver pronunciato la preghiera il Papa si è recato dinanzi alla Porta Santa dove ha pregato in silenzio per qualche minuto prima di chiuderne i battenti. Migliaia i pellegrini accorsi in piazza San Pietro, in coda fin dalle prime ore del mattino, per assistere alla cerimonia e alla Santa messa celebrata da Papa Francesco, affiancato, tra gli altri, anche dai cardinali di nuova creazione, ordinati ieri.  Per la celebrazione, svoltasi sull’atrio della Basilica di San Pietro, è stata predisposta una decorazione floreale alla Porta Santa e una tenda al cancello a questa corrispondente. In prima fila hanno assistito alla cerimonia e alla messa oltre ai nuovi cardinali, i cardinali vescovi, i cardinali di rappresentanza dei diversi ordini del Collegio cardinalizio, in vescovi monsignor Fisichella, monsignor Gloder e monsignor Lanzani, i segretari del Santo Padre, i membri del Capitolo vaticano, i penitenzieri della Basilica vaticana, i membri della Penitenzieria apostolica, i membri del Pontificio consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione e i membri dell’ufficio celebrazioni liturgiche del Sommo Pontefice. A seguito della chiusura della Porta Santa il Pontefice ha dato il via alla liturgia di chiusura dell’anno Santo incentrata sul passo del Vangelo secondo Luca in cui si narrano il momento successivo alla crocifissione di Gesù. “La solennità di nostro Signore Gesù Cristo, re dell’universo corona l’anno liturgico e questo anno Santo della misericordia. Il Vangelo presenta la regalità di Gesù al culmine della sua opera di salvezza e lo fa in modo sorprendente. Il Cristo di Dio, l’eletto, il Re appare senza potere e senza gloria: è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore. La sua regalità è paradossale: il suo trono è la croce, la sua corona è di spine, non ha uno scettro ma gli viene posta una canna in mano, non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica, non ha anelli luccicanti alle dita ma le mani trafitte dai chiodi, non possiede un tesoro ma viene venduto per trenta monete d’oro – ha detto Papa Francesco nel corso della sua omelia – Davvero il regno di Gesù non è di questo mondo, ma proprio in esso troviamo la redenzione e il perdono. Perchè la grandezza del suo regno non è la potenza secondo il mondo, ma l’amore di Dio, capace di raggiungere e risanare ogni cosa. Per questo amore Cristo si è abbassato fino a noi, ha abitato la nostra miseria umana”. Gesù “non ci ha condannati, non ci ha conquistati ma si è fatto strada con l’amore umile che tutto scusa, tutto spera, tutto sopporta – ha aggiunto il Papa – Solo questo amore ha vinto e continua a vincere i nostri grandi avversari: il peccato, la morte, la paura. Oggi proclamiamo questa singolare vittoria con la quale Gesù è divenuto il re dei secoli, il Signore della storia”. (20 novembre 2016)