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EVASIONE, SEQUESTRATI 6 KG ORO E 2.700 EURO: INFORMAZIONE GARANZIA PER 35ENNE

2 dicembre 2016 Cronaca

Nell’ambito dell’operazione “Marchio sfrenato”, coordinata dal Sostituto Procuratore di Vicenza, dott. Luigi Salvadori, il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza ha smascherato un’articolata organizzazione criminale che – nel solo periodo che va dal 2013 ai primi mesi del 2015 – ha evaso il Fisco per decine di milioni di euro nel settore del commercio di metalli preziosi. Ieri, anche nella capitale, gli agenti della Polizia di Stato del commissariato Ponte Milvio, del commissariato Salario Parioli e del commissariato Fidene Serpentara, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Vicenza, titolare delle indagini, hanno proceduto alla notifica di informazione di garanzia, nonché alla perquisizione locale e contestuale sequestro di materiale trovato in possesso di uno degli indagati, un italiano di 35 anni e della sua compagna di nazionalità brasiliana, rintracciati presso un hotel della capitale. Tra gli oggetti rinvenuti sono stati sequestrati 4 pezzi di lamine dichiarate d’oro del peso complessivo di 5,702 chilogrammi, telefoni cellulari di note marche, 2 I- phones,1 chiavetta USB, 24 banconote da 100 euro e 6 banconote da 50 per un totale di 2700 euro. Inoltre, gli investigatori, hanno rinvenuto una litografia di “Romero Britto” raffigurante due persone per un valore approssimativo di 2500 euro e una stampa su cartoncino riproducente un’opera di Caravaggio, il tutto custodito in un contenitore, un tubo in plastica di colore verde. Inoltre, è stato sequestrato anche un apparecchio Tv, documenti vari, una bustina in cellophane con all’interno lamine di colore argento per un peso di circa 190 grammi. Tutto il materiale sequestrato, come da autorizzazione del Pubblico Ministero è stato consegnato alla stessa Guardia di Finanza a disposizione della Autorità Giudiziaria. Le indagini hanno avuto inizio a seguito di verifiche di società fittizie intestate a meri prestanome pagati con poche centinaia di euro, con cui venivano evase imposte per decine di milioni di euro nel settore del commercio di preziosi e che non si esclude possano aver consentito anche operazioni di riciclaggio.