venerdì 28 aprile 2017 08:20:18
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Digitale, ecco la ricetta di Dig.Eat per l’innovazione
Semplificazione, competenze e finanziamenti

23 marzo 2017 Cronaca, Economia

Semplificare la normativa, valorizzare e ordinare best practice e competenze, favorire maggiori finanziamenti al fine di promuovere la diffusione di una cultura digitale e una trasformazione, unitaria e reale, dei comportamenti digitali.
Questi i punti chiave della decima edizione di Dig.eat, appuntamento nazionale sulla digitalizzazione a firma Anorc, svoltosi stamattina a Roma presso lo spazio congressi di piazza della Pilotta.
“Questo evento viene organizzato a Roma perchè Roma è il fulcro della Pa e questa maturità in ambito digitale deve partire dalla pubblica amministrazione, nell’ambito delle competenze e responsabilità della pubblica amministrazione verso i cittadini e verso il privato, quindi anche imprese – spiega Alessandro Selam, direttore generale di Anorc – Necessariamente abbiamo coinvolto le istituzioni che governano la materia perché facciano da volano nel settore”. ‘Benvenuto nel mondo reale’ è il claim che ha caratterizzato il Dig.eat 2017: preso in prestito dal film Matrix lo slogan invita a riflettere sulla necessità di una maggiore diffusione della cultura digitale in un paese, l’Italia, in cui “lo stato della digitalizzazione appare desolante – sottolinea Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni – Durante le sessioni del Dig.eat ci siamo detti che è necessaria una presa d’atto della situazione attuale del digitale in Italia che è fatta di tante parole, di storytelling, favole raccontate ad arte dai governi che si sono succeduti, e di poche pratiche”. Promuovere le best practice in ambito digitale è infatti uno degli obiettivi del Dig.eat al fine di rilanciare il processo innovativo del sistema Italia.
“Nel Dig.eat ci proponiamo di mettere in luce le varie problematiche relative alla digitalizzazione ma sempre in chiave propositiva, puntando soprattutto su quelle che sono le competenze in ambito digitale e avvalendoci di esperti di ingegneria informatica, archivisti, avvocati – racconta Sarah Ungaro, vicepresidente di Anorc Professioni – Per dare slancio alla digitalizzazione in Italia si dovrebbe puntare innanzitutto su quella che è la formazione dei dipendenti e funzionari pubblici e quindi mettere in luce, al massimo, quelle che sono le competenze”. Per tale motivo Dig.eat ha riunito attorno a più tavoli, svoltisi in sessioni contemporanee, numerosi esperti del settore che hanno apportato un contributo nell’ambito dell’esperienza maturata in specifici settori: si va, per citarne alcuni, dalle competenze in materia di sicurezza documentale di Land ai servizi di digitalizzazione, gestione e certificazione di Csqa; dai software per il trattamento di elementi elettronici di Compart alle tecniche e strumenti della fatturazione digitale di CmTrading e ai servizi di Antica bottega digitale rivolti alle organizzazioni complesse, pubbliche e private, al fine risolvere i problemi di digitalizzazione e di aiutarle a districarsi nella normativa che regolamenta il settore. Normativa che a detta degli esperti è un vero e proprio punto dolente dei processi digitali nella nostra penisola.
“Lo stato del digitale in Italia offre un quadro a dir poco confusionario, dal punto di vista legislativo. Abbiamo una normazione ipertrofica, un legislatore che negli ultimi anni non ha fatto altro che riformare la normativa con cadenza almeno annuale, da un lato, ed emanare una serie di altre norme collaterali spesso non perfettamente allineate tra di loro, dall’altro”, aggiunge Ungaro. “L’Italia dal punto di vista delle normative forse è il paese che ha meglio normato il sistema, ma dal punto di vista dell’attuazione della normativa è quasi il paese più arretrato – spiega il professor Donato Antonio Limone, del dipartimento di scienze giuridiche ed economiche dell’Università La Sapienza – Le nostre burocrazie sono totalmente complesse e complicate, nei procedimenti. Non sono burocrazie semplificate eppure i procedimenti avrebbero dovuto essere semplificati dal 1990. Se non si riesce a semplificare le amministrazioni, diventa quasi impossibile digitalizzarle, e se non le si digitalizza non sono nemmeno trasparenti”. Un processo, quello della digitalizzazione che riguarda quindi tanto la Pubblica Amministrazione quanto i privati, liberi cittadini o imprese che siano, e che da alcuni anni “è in stagnazione, vive in una fase di stallo nonostante i tentativi di maquillage da parte dei governi, sbandierati come rivoluzioni” aggiunge Lisi. A dieci anni dalla prima edizione del Dig.eat “se continuiamo a parlare di digitalizzazione in Italia è perchè qualcosa probabilmente non sta funzionando correttamente – sottolinea Luigi Foglia del consiglio direttivo Anorc – Nella pubblica amministrazione e anche nelle imprese il digitale, per tanti motivi, stenta a partire. Oggi al Dig.eat proviamo a ragionare su quale direzione prendere o se sia il caso di cambiare completamente direzione per iniziare a ragionare in maniera diversa. Non possiamo più ragionare da soli ma dobbiamo ragionare in ambito europeo. Tre punti di partenza per le imprese possono essere: ragionare sui propri processi e digitalizzarli, da un lato. Dall’altro mantenere alta l’attenzione quando trattiamo i dati personali: con l’avvento del regolamento europeo questo diventa ancora più importante da gestire perchè si ha ancora un po’ di tempo, fino al maggio 2018, ma le sanzioni se non ci si mette al passo saranno elevate”
La digitalizzazione, processo sempre più necessario nella nostra era, si pone come un cambiamento culturale soprattutto, al quale quindi né Pa, né imprese possono sottrarsi. Quindi “abbiamo giocato un po’ durante il Dig.eat 2017 per cercare di capire quali possono essere i punti nevralgici per avviare una digitalizzazione più seria e affidabile. Io ho immaginato tre no e tre sì in una sorta di ideale manifesto – conclude Andrea Lisi, presidente di Anorc Professioni – No alla centralizzazione delle infrastrutture informatiche: abbiamo centralizzato troppo e invece bisogna favorire il localismo, ovviamente controllato. No alle continue modifiche della normativa: la normativa c’è, lasciamola sedimentare, cambiarla favorisce solo la burocrazia. No allo storytelling anabolizzante ed anestetizzante. Sì invece a standard condivisi, trasfusi in regole tecniche. Sì alla cultura digitale partendo dalle professionalità: dobbiamo metterci d’accordo su quali sono le professionalità necessarie. Sì a finanziamenti adeguati, perchè la digitalizzazione costa: basta con l’idea che c’è l’open software e quindi non ci sono costi. L’avvio e lo sviluppo della digitalizzazione costa”. Al convegno di oggi, a cui è stato possibile assistere anche in streaming, hanno preso parte circa mille persone, tra gli altri erano Giovanni Manca, presidente di Anorc, Paolo Coppola, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla digitalizzazione della Pa, Maria Pia Giovannini di Agenzia per l’Italia Digitale, Massimiliano Lovati, presidente Aifag, più numerosi esperti e professionisti leader nella digitalizzazione di settori quali sanità, giustizia, gestione di appalti, acquisti e contratti, business e finanza, ed altri.