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CORRUZIONE, GIP: “NO A SCARCERAZIONE PER MARRA, RISCHIO RECIDIVA”

9 marzo 2017 Cronaca, Politica

Risale a poche settimane fa l’ultima istanza di scarcerazione presentata da Raffaele Marra, dopo quella avanzata ai giudici del Tribunale del riesame. I legali dell’ex capo del personale del Campidoglio, finito agli arresti per corruzione lo scorso 16 dicembre, si erano rivolti al gip Maria Paola Tomaselli, sollecitando la revoca o la sostituzione della misura cautelare nei confronti del loro assistito. Nel motivare il rigetto dell’istanza, il gip ha evidenziato come “il pericolo della recidiva” per Marra “non appare in nulla attenuato, risultando allo stato concreto e attuale, nonché di notevole intensità”.
Lo stesso magistrato, in un altro passaggio dell’ordinanza con la quale ha negato la scarcerazione all’imputato -che andrà a giudizio con rito immediato- sottolinea che “l’amministrazione capitolina, a seguito dell’emissione del provvedimento cautelare nei confronti di Marra, ha preso le distanze da questi sia a livello mediatico con le dichiarazioni rese dal sindaco Raggi, sia sostituendolo nell’incarico sino ad allora ricoperto appare un prevedibile sviluppo degli eventi e non può ragionevolmente ritenersi dato atto a dimostrare la recisione definitiva ed effettiva dei comprovati legami che l’indagato ha con tale contesto”. Ancora, riferendosi alle dichiarazioni rese dall’imprenditore Sergio Scarpellini, accusato di corruzione in concorso con Marra, il gip scrive: “Dalle dichiarazioni rese da Sergio Scarpellini nel corso dell’interrogatorio di garanzia e in particolare davanti ai pm, che hanno natura di una vera e propria chiamata in correità che ha confermato l’impianto accusatorio, già di estremo significato, e la ricostruzione dei fatti operata nell’ordinanza, emerge in maniera chiara, da un canto, la disinvoltura con la quale Marra era solito avanzare le sue richieste e con la quale faceva mercimonio della usa funzione, e dall’altro, come la determinazione dell’imprenditore di accoglierne le istanza fosse motivata dalla posizione di potere da questi rivestita e dalla capacità di influenzare le scelte della pubblica amministrazione ad essa connessa”. Oltre al pericolo di recidiva, il gip tiene nel prendere la sua decisione, ha tenuto in considerazione anche il rischio di inquinamento probatorio da parte dell’imputato.