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Bergoglio, in un pamphlet
la sua “sfida globale”

19 gennaio 2016 Cultura, focus

Anche attraverso il Giubileo della Misericordia Francesco pensa ad una Chiesa decentralizzata, che capovolge gli schemi. Dunque: da Roma verso le periferie del mondo. E’ quanto emerge dal libro “Bergoglio, sfida globale” scritto dal vaticanista del gr Rai Riccardo Cristiano, edito da Castelvecchi, e presentato questa sera a Roma da monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, e dal presidente della Comunità di Sant’Egidio Marco Impagliazzo.
Il libro è suddiviso in tre parti: Bergoglio e il mondo, Bergoglio e la famiglia, Bergoglio e la famiglia. Passaggi analizzati grazie all’aiuto del rabbino di Buenos Aires, Abraham Skorka, amico di Bergoglio.
Cristiano, per tre anni corrispondente in Medio Oriente, dice che la visita alla Sinagoga di Roma di domenica scorsa, la futura alla moschea di Monte Antenne “è l’unica risposta che c’è in campo contro i fanatismi e gli integralismi. O si entra in una prospettiva o si entra nell’altra, l’unico modo per sciogliere l’opzione della morte è il dialogo. E’ una risposta globale, che va oltre quello che stanno facendo altri leader mondiali come Obama”.
Cristiano cerca di far capire che “Bergoglio non è solo un leader ecclesiale, la sua sfida globale lo fa interprete delle ansie anche esterne alla Chiesa, ed è il grande sociologo Zygmunt Bauman l’interlocutore identificato nel libro per capire come la sua Chiesa aperta possa parlare anche agli agnostici, possa rispondere finalmente ai nipoti di Feuberbach e interloquire dunque con i non credenti. Bauman, autore di ‘vite di scarto’, è l’interlocutore privilegiato della Chiesa aperta di papa Francesco, e viene citato così al riguardo dell’agnosticismo”.
Cristiano analizza tutti i possibili collegamenti del magistero di questo Papa con i suoi predecessori, trovando punti in comune con quanto fece Paolo VI che portò a termine il Concilio Vaticano II. Il giornalista mette in luce come Francesco sia “un leader globale che porta il sud del mondo nel paradigma globale dal quale tutti i poteri lo avevano espulso, che demitizza il papato per fare del potere un servizio e non come vorrebbe la tecno finanza una cricca di approfittatori. Anche con lo stile, tratto rivoluzionario di un pontificato che non è fine a sé stesso: ‘Una religione senza grandiosità né fasti e che non si esprime nella lingua misteriosa e sacra degli apostoli, sembra ormai diventata un partito politico come tutti gli altri’”. (Fonte Radiocolonna.it)