sabato 21 aprile 2018 09:27:08
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Banche in fuga da Roma capitale
Ancora deserto il bando per la tesoreria

3 aprile 2018 Economia, Politica

Sarà per la grande esposizione delle casse capitoline, sarà per il problema delle anticipazioni di cassa, fatto sta che sembra che non ci siano più banche disposte a svolgere il servizio di tesoreria per il Campidoglio. Nonostante gli sforzi della giunta Raggi, che aveva anche messo su un team di esperti per redigere un bando “appetibile” per gli istituti di credito, la gara da oltre 7 milioni in 5 anni per “l’affidamento in concessione del servizio di tesoreria di Roma Capitale e del servizio di cassa delle dipendenti Istituzioni”, è andata deserta. Lo scorso 26 febbraio, al momento dell’apertura delle buste, nessuna offerta era pervenuta, neanche dal pool di banche capitanato da Unicredit con Bnl e Monte dei Paschi di Siena che da anni ormai gestisce il servizio per conto del Campidoglio.
Sono quasi due anni e mezzo, dal 31 dicembre 2015 quando è scaduta la convenzione, che il servizio di tesoreria capitolino viene gestito in proroga dal Rti Unicredit-Bnl-Monte dei Paschi. Una prima gara era stata bandita a fine 2015 dal commissario straordinario Francesco Paolo Tronca ed era andata deserta. In seguito al flop registrato dalla gara, il Servizio Ragioneria del Comune di Roma Capitale, con la nuova amministrazione M5S, allo scopo di predisporre un bando che potesse incontrare i favori del mercato, aveva costituito un gruppo di lavoro per l’esame della problematica e l’elaborazione di una nuova convenzione per la disciplina del servizio di tesoreria. In base alle analisi condotte dal gruppo di lavoro, era stato appurato che lo scarso interesse per la gara precedentemente bandita era da attribuire a due fattori principali: mutate condizioni del mercato dei servizi di tesoreria, che rendono per nulla appetibili le condizioni di gratuità tipiche del servizio di Tesoreria degli Enti locali a fronte dei costi relativi da sostenersi a carico degli operatori bancari; la lievitazione di tali costi, che per Roma Capitale sono determinati da alcune componenti tipiche, quale l’immobilizzazione del capitale necessario per l’eventuale concessione dell’anticipazione di tesoreria, ma anche da componenti peculiari legate alla struttura di Tesoreria dell’Ente, che dispone attualmente di casse decentrate sul territorio.
Per superare questi problemi, nel nuovo bando è stata prevista la corresponsione, in favore del futuro istituto bancario tesoriere, di un compenso definito, entro l’importo massimo stabilito nell’offerta economica, sulla base dei volumi di attività e dell’organizzazione e modalità di svolgimento del servizio, alla luce anche dell’adesione di Roma Capitale al nodo dei pagamenti pubblici che consentirà la riscossione attraverso diversi e svariati canali, rendendo – una volta che la procedura sia andata a regime – di fatto superflua la presenza di casse di tesoreria sul territorio. Nonostante gli accorgimenti suggeriti dal gruppo di esperti, però, anche l’ultima gara è andata desolatamente deserta.