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8 marzo, Roma prima per imprese rosa
Uil: Ma in media più disoccupate

8 marzo 2016 Economia

Le imprese femminili tengono testa alla crisi. Le aziende in “rosa” continuano a crescere: nel Lazio, infatti, il numero delle imprese guidate da donne raggiunge quota 138.487 al 31 dicembre 2015, con un tasso di variazione annuale dello stock pari al + 1,3%, un dato superiore alla media nazionale (+0,8%). Le imprese femminili laziali sono il 10,6% del totale nazionale e il Lazio è la seconda regione (dopo la Lombardia) per numerosità. La Capitale conferma il suo ruolo trainante. Al 31 dicembre 2015 sono 96.387 le imprese femminili localizzate nel territorio di Roma e provincia, 2.003 in più rispetto al 31 dicembre 2014, con un tasso di variazione dello stock pari al +2,1%, un valore quasi triplo rispetto alla media nazionale. Roma è la prima provincia italiana per numero di imprese femminili. Questo è quanto emerge dai dati elaborati dalla Camera di Commercio di Roma in occasione del convegno “Ieri, oggi e domani: storie di vita e di impresa”, che si è svolto questa mattina al Tempio di Adriano, organizzato dal Comitato per la promozione dell’Imprenditorialità femminile della CCIAA di Roma presieduto da Alberta Parissi e a cui hanno partecipato esponenti istituzionali, imprenditrici, una folta rappresentanza dell’Istituto Tecnico Statale Commerciale e per il Turismo “Luigi Einaudi” e alcune detenute in regime di semilibertà protagoniste di attività imprenditoriali all’interno del carcere, accompagnate dalla responsabile del Profilo giuridico-pedagogico della Casa Circondariale Femminile di Rebibbia, Cristina Dimitri.

Luci ma anche ombre, nelmondo del lavoro femmile del Lazio. Perchè se crescono le imprese “rosa”, tra le donne cresce anche la disoccupazione.  Come fa sapere la Uil Lazio, nella nostra Regione il tasso di disoccupazione femminile sfiora il 14,5% (il 12,4% in Italia)”. A ciò si aggiunge “un incremento del 3,3% a livello nazionale della disoccupazione in un mese, maggiore difficoltà a raggiungere i posti dirigenziali e una retribuzione nettamente inferiore ai colleghi uomini. Questa – spiega la Uil – la situazione delle donne nel panorama lavorativo regionale e del Paese. Un quadro che nella Capitale sembra avere tinte ancora più fosche per via della maggiore difficoltà da parte delle donne nel raggiungimento delle posizioni apicali. Roma si colloca tra gli ultimi posti in Italia per presenze femminili tra dirigenti e manager. Nella Capitale, infatti, soltanto il 27% delle donne si trova nei consigli di amministrazione delle varie aziende, contro il 36% di Bologna, il 34% di quasi tutte le città del Piemonte e il 33% di Firenze. Peggio soltanto alcune città del sud, come Catanzaro, Vibo Valentia, dove i vertici al femminile raggiungono appena il 14%. E non va meglio sul fronte retribuzioni, dove le donne, a parità di ruolo e mansioni, continuano a percepire uno stipendio nettamente inferiore rispetto ai colleghi dell’altro sesso. Secondo uno studio dell’osservatorio JobPrincing infatti la maggior parte delle donne continua a essere inquadrata come impiegata (58%), guadagnando il 12,4% in meno degli uomini e anche tra i laureati il divario di stipendio è notevole: +33% a favore degli uomini”.